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Disegno di legge
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Atti parlamentari Assemblea regionale siciliana

XV Legislatura Documenti: disegni di legge e relazioni Anno 2009

(nn. 371-485-510)

ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

DISEGNO DI LEGGE (n. 371)

presentato dai deputati: Vinciullo, Pogliese, Arico’

il 2 marzo 2009

Norme per l’istituzione di centri antiviolenza e case di accoglienza

per le donne ed i minori vittime di violenza

 

DISEGNO DI LEGGE (n. 485)

presentato dai deputati: Raia, Adamo, Caronia

il 4 novembre 2009

Interventi contro la violenza sulle donne

 

DISEGNO DI LEGGE (n. 510)

presentato dai deputati: Marziano, De Benedictis

il 27 gennaio 2010

Norme per il contrasto e la prevenzione della violenza di genere


DISEGNO DI LEGGE DELLA I COMMISSIONE AFFARI ISTITUZIONALI

ordinamento regionale, riforme istituzionali, organizzazione amministrativa, enti locali territoriali ed istituzionali, diritti civili

Composta dai deputati: Minardo Riccardo, presidente; Vinciullo Vincenzo, vicepresidente; Di Guardo Antonino, vicepresidente; Cordaro Salvatore, segretario; Arena Giuseppe; Barbagallo Giovanni; Cracolici Antonello; De Luca Cateno; Greco Giovanni; Gucciardi Baldassare; Maira Raimondo; Marrocco Livio; Musotto Francesco; Speziale Calogero; Torregrossa Raimondo.

RELAZIONE DELLA COMMISSIONE

(OMISSIS)

----O----

Norme per il contrasto e la prevenzione della violenza di genere

Art. 1.

Finalità

1. La Regione riconosce che ogni forma o grado di violenza contro le donne costituisce una violenza di genere e una violazione dei diritti umani, dell’integrità fisica e psicologica, della sicurezza, della libertà e della dignità della persona.

2. In particolare, ai fini della presente legge, per violenza di genere si intende qualsiasi forma di violenza rivolta contro le donne in ragione della loro identità di genere, indipendentemente dall’orientamento politico, religioso, sessuale o dall’etnia delle vittime. Nella violenza di genere sono comprese la violenza sessuale e qualsiasi forma di persecuzione o violenza fisica, psicologica ed economica che un uomo esercita su una donna in ambito familiare o lavorativo.

3. La Regione assicura alle vittime della violenza ed ai loro figli minori o diversamente abili un sostegno per consentire loro di recuperare la propria autonoma individualità e di riconquistare la propria libertà, nel pieno rispetto della riservatezza e dell’anonimato.

 

Art. 2.

Funzioni della Regione

1. La Regione, per il raggiungimento delle finalità di cui all’articolo 1, svolge le seguenti funzioni:

a) promuove iniziative di prevenzione della violenza sulle donne, anche attraverso la sensibilizzazione dell’opinione pubblica, la diffusione della cultura della legalità e del rispetto dei diritti nella relazione tra i sessi;

b) assicura alle donne che subiscono atti di violenza, ivi compresa la minaccia di tali atti e le molestie, il diritto ad un sostegno, ove necessario anche economico, per consentire loro di recuperare e rafforzare la propria autonomia, materiale e psicologica, la propria integrità fisica e la propria dignità;

c) garantisce adeguata accoglienza, protezione, solidarietà, sostegno e soccorso alle donne vittime di violenze fisiche, sessuali, psicologiche, di persecuzioni o di minaccia di tali atti, indipendentemente dalla loro cittadinanza, nonché ai loro figli minori o diversamente abili;

d) promuove e sostiene l’attività dei centri antiviolenza e delle case di accoglienza;

e) promuove la formazione specifica di operatori;

f) promuove l’emersione del fenomeno della violenza, anche attraverso la pubblicazione dei dati raccolti dall’Osservatorio regionale per il contrasto alla violenza di genere.

2. La Regione, per favorire l’attuazione integrata degli interventi di cui al comma 1, promuove un piano triennale di interventi al fine di avviare un confronto strutturato tra i diversi livelli di governo ed il terzo settore, di incrementare la dotazione di strutture e servizi territoriali, di potenziare le competenze degli operatori pubblici e privati, di garantire l’indipendenza economica alle donne vittime di violenza.

3. La Regione adotta, in particolare, quattro linee di intervento:

a) sistema regionale di monitoraggio e valutazione degli interventi;

b) accordi di programma tra le pubbliche amministrazioni e protocolli d’intesa tra le istituzioni pubbliche e private, le realtà associative e di volontariato ed i centri antiviolenza;

c) creazione di una rete territoriale;

d) inserimento delle vittime nel mercato del lavoro.

4. La Regione promuove, altresì, l’istituzione ed il funzionamento di case di accoglienza per assicurare alle donne in difficoltà la prima accoglienza e percorsi di autonomia e di superamento del disagio.

5. La Regione, per favorire l’attività dei centri antiviolenza ed il funzionamento delle case di accoglienza già esistenti o di prima attuazione, eroga contributi in favore delle province regionali che provvedono alla gestione in proprio o di comuni, enti, associazioni ed imprese sociali in forma singola o associata.

 

Art. 3.

Istituzione del Forum permanente

contro le molestie e la violenza di genere

1. E’ istituito, presso l’Assessorato regionale della famiglia, delle politiche sociali e del lavoro, il Forum permanente contro le molestie e la violenza di genere, di seguito denominato Forum.

2. Il Forum è sede di dialogo e confronto fra le istituzioni e la società in materia di prevenzione e contrasto alle molestie e alla violenza di genere.

3. Il Forum esprime parere alla Giunta regionale sugli atti relativi agli indirizzi da adottare e sui contributi regionali. Il Forum può, altresì, formulare alla Giunta regionale pareri e proposte nell’ambito degli interventi di cui alla presente legge.

4. La Giunta regionale stabilisce i criteri e le modalità per la composizione e il funzionamento del Forum assicurando la presenza, in misura prevalente, di rappresentanti donne di associazioni, di cooperative sociali e di organizzazioni sindacali con comprovata esperienza nell’attività di contrasto alla violenza di genere nonché di deputati regionali donne, consiglieri provinciali donne e consiglieri comunali donne.

5. La referente di pari opportunità della Presidenza della Regione è membro di diritto del Forum, ai fini del coordinamento con la Presidenza e del monitoraggio degli interventi.


Art. 4.

Iniziative di prevenzione e di informazione

1. La Regione sostiene, in collaborazione con i comuni, le province, le aziende sanitarie provinciali, le aziende ospedaliere ed i policlinici universitari, le direzioni scolastiche provinciali nonché le altre istituzioni pubbliche e i centri antiviolenza presenti sul territorio, progetti finalizzati alla realizzazione di iniziative di prevenzione contro la violenza di genere e alla promozione, in particolare nelle scuole e nelle famiglie, dell’educazione al rispetto nella relazione tra i sessi, al rispetto dell’identità sessuale, religiosa e culturale, alla non violenza come metodo di convivenza civile.

2. I progetti di cui al comma 1 sono presentati:

a) da enti locali singoli o associati, enti pubblici anche economici e aziende sanitarie provinciali;

b) dai centri antiviolenza;

c) da associazioni iscritte all’albo del volontariato, cooperative sociali, associazioni di promozione sociale e imprese sociali.

3. I progetti di cui al comma 1 prevedono il sostegno, l’attivazione e la gestione dei centri antiviolenza e delle case di accoglienza.

4. La Regione promuove la più ampia diffusione, mediante specifiche campagne informative, delle attività di cui alla presente legge, anche attraverso la creazione di un apposito portale o mediante l’utilizzo dei portali esistenti.

5. Il Comitato regionale per le comunicazioni di cui all’articolo 101 della legge regionale 26 marzo 2002, n. 2, nell’ambito delle sue funzioni, formula proposte alla concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo e ai concessionari privati in merito alle programmazioni radiofoniche e televisive, al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi di cui alla presente legge.

 

Art. 5.

Istituzione della rete di relazioni

1. La Regione, al fine di garantire idonee azioni di prevenzione della violenza sulle donne, sostiene e incentiva l’istituzione di una rete di relazioni tra i comuni, le province, le aziende sanitarie provinciali, le aziende ospedaliere ed i policlinici universitari, gli uffici scolastici provinciali, le forze dell’ordine, l’autorità giudiziaria, le prefetture, le organizzazioni sindacali, gli enti datoriali, i centri antiviolenza presenti sul territorio e, su espressa richiesta, le associazioni culturali e di volontariato.

2. La rete ha lo scopo di attivare l’immediato intervento dei soggetti di cui al comma 1, su base provinciale o zonale-distrettuale, nonché di favorire l’adozione di procedure omogenee.

3. L’assistenza e la protezione da parte dei soggetti della rete è attivata su richiesta della vittima, rivolta anche ad uno solo degli stessi.

 

Art. 6.

Convenzioni

1. Gli enti locali singoli o associati possono stipulare apposite convenzioni con enti pubblici, istituzioni scolastiche, università, forze dell’ordine, autorità giudiziarie, centri antiviolenza e ogni altro soggetto che opera nel settore della tutela delle donne vittime di violenza per lo studio, la redazione e la gestione di progetti antiviolenza nonché per definire le modalità di erogazione dei servizi e degli interventi previsti nei progetti.


Art. 7.

Centri antiviolenza

1. La Regione riconosce la rilevanza dell’attività svolta dagli operatori socio-sanitari e dai centri antiviolenza operanti nel territorio regionale e garantisce la promozione di nuovi centri avvalendosi delle competenze delle associazioni di volontariato, delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale e delle cooperative sociali che hanno come scopo la lotta, la prevenzione e l’assistenza delle donne vittime di violenza, che dimostrino di disporre di strutture e personale adeguato e che operino nel settore da almeno tre anni.

2. E’ assicurata la costituzione di un centro antiviolenza per ogni provincia.

3. I centri antiviolenza possono essere promossi:

a) da enti locali singoli o associati;

b) da enti locali singoli o associati in convenzione con i soggetti di cui al comma 1;

c) da associazioni femminili che operino nel settore da almeno tre anni, utilizzando pratiche di accoglienza basate sulla relazione fra donne.

4. Gli enti locali garantiscono:

a) strutture adeguate in relazione alle popolazioni e al territorio;

b) la copertura finanziaria, in misura almeno pari al 30 per cento, delle spese di gestione e per la funzionalità operativa delle strutture;

c) adeguate e periodiche campagne informative in merito all’attività e ai servizi offerti.

5. I centri antiviolenza svolgono le seguenti funzioni:

a) colloqui preliminari con le donne vittime di violenza per individuare i bisogni e fornire le prime indicazioni utili;

b) colloqui informativi di carattere legale;

c) affiancamento e supporto, su richiesta delle vittime, nella fruizione dei servizi pubblici e privati, nel rispetto dell’identità culturale e della libertà di scelta di ognuna di esse;

d) sostegno all’effettuazione di percorsi personalizzati di uscita dal disagio e dalla violenza, tendenti a favorire nuovi progetti di vita e di autonomia;

e) iniziative culturali e sociali di prevenzione, di sensibilizzazione e di denuncia in merito al problema della violenza contro le donne, anche in collaborazione con enti pubblici e privati;

f) diffusione dei dati elaborati e analisi delle risposte dei servizi pubblici e privati contattati e coinvolti;

g) formazione e aggiornamento delle operatrici dei centri antiviolenza e degli operatori sociali istituzionali.

6. I centri antiviolenza mantengono costanti rapporti con gli enti locali, con le strutture pubbliche deputate all’assistenza sociale e sanitaria, alla prevenzione e alla repressione dei reati e con le istituzioni scolastiche operanti sul territorio regionale. Promuovono, altresì, la stipula di convenzioni con gli ordini degli avvocati di tutte le province per il patrocinio legale delle donne vittime di violenza e di maltrattamenti.

7. I centri antiviolenza devono dotarsi di strutture e personale con specifiche competenze professionali, in grado di offrire assistenza alle diverse tipologie di violenza subita dalle donne.

8. Le strutture dei centri antiviolenza devono garantire anonimato e segretezza.

9. Le prestazioni dei centri antiviolenza sono rese a titolo gratuito.

10. I centri antiviolenza sono dotati di numeri telefonici con caratteristiche di pubblica utilità e adeguatamente pubblicizzati.

 

Art. 8.

Case di accoglienza

1. Le case di accoglienza hanno le seguenti finalità:

a) offrire ospitalità temporanea alle donne, sole o con figli minori o diversamente abili, vittime di violenza;

b) sostenere donne in situazioni di disagio a causa di violenza sessuale o maltrattamenti in famiglia;

c) creare cultura e spazi di libertà per le donne vittime di gravi maltrattamenti ed i loro figli minori o diversamente abili;

d) dare valore alle relazioni tra donne anche in presenza di grave disagio;

e) garantire la continuità dei rapporti affettivi e assistenziali con i figli maggiorenni e con gli altri componenti del nucleo familiare non coinvolti nella violenza o nei maltrattamenti.

2. Le case di accoglienza sono costituite in numero di una ogni 200.000 abitanti e, comunque, in modo tale da assicurare la presenza di almeno una in ogni provincia.

3. L’accesso alle case di accoglienza avviene per il tramite dei centri antiviolenza.

4. Le case di accoglienza sono dotate di strutture e personale con competenze professionali, in grado di offrire assistenza in relazione alle diverse tipologie di violenza subita dalle donne.

5. Nelle case di accoglienza sono garantite le consulenza legale e psicologica, l’orientamento al lavoro e il reinserimento sociale delle vittime.

 

Art. 9.

Inserimento lavorativo

1. La Regione, al fine di favorire l’inserimento lavorativo delle donne vittime di violenza, promuove l’istituzione di borse di lavoro utilizzabili per un periodo non inferiore ad un anno, di incentivi alle assunzioni e di corsi di formazione professionale.


Art. 10.

Formazione

1. La Regione e le province, nell’ambito della normativa regionale in materia di formazione professionale, promuovono iniziative e moduli formativi finalizzati alla formazione congiunta di operatori sanitari, operatori degli enti locali, di centri antiviolenza, delle forze dell’ordine, dell’autorità giudiziaria e delle prefetture, quali soggetti coinvolti negli interventi sul fenomeno della violenza sulle donne.

 

Art. 11.

Istituzione dell’Osservatorio regionale

per il contrasto alla violenza di genere

1. E’ istituito, presso l’Assessorato regionale della famiglia, delle politiche sociali e del lavoro, l’Osservatorio regionale per il contrasto alla violenza di genere, di seguito denominato Osservatorio.

2. L’Osservatorio svolge una azione di monitoraggio degli episodi di violenza, attraverso la raccolta, l’elaborazione e l’analisi dei dati forniti dai centri antiviolenza, dagli enti locali e dai servizi territoriali, al fine di realizzare una sinergia tra i soggetti coinvolti per sviluppare la conoscenza delle problematiche relative alla violenza sulle donne e di armonizzare le varie metodologie di intervento adottate nel territorio.

3. L’Osservatorio verifica l’andamento e la funzionalità dei centri antiviolenza e delle case di accoglienza nonché l’efficacia delle iniziative intraprese.

4. L’Osservatorio è sede di confronto e riceve le proposte delle associazioni e delle cooperative sociali con comprovata esperienza nell’attività di contrasto alla violenza di genere.

5. L’Osservatorio può formulare alla Giunta regionale pareri e proposte nell’ambito degli interventi di cui alla presente legge e contribuisce alla determinazione dei criteri e delle modalità per la concessione dei contributi regionali.

6. L’Osservatorio elabora annualmente una relazione che contiene le informazioni e i risultati inerenti l’attività di monitoraggio del fenomeno. Tale relazione è trasmessa alla Giunta regionale entro il 31 marzo dell’anno successivo a quello di riferimento.

 

Art. 12.

Indirizzi attuativi

1. La Giunta regionale, sentiti la competente commissione legislativa dell’Assemblea regionale siciliana ed il Forum permanente contro le molestie e la violenza di genere, approva gli indirizzi applicativi relativi alle azioni da adottare per il contrasto alle molestie e alle violenze di genere.

 

Art. 13.

Contributi regionali

1. La Regione concede contributi per il finanziamento dei centri antiviolenza e delle case di accoglienza, garantendone la diffusa e articolata presenza sul territorio regionale.

2. I criteri e le modalità per la concessione dei contributi sono stabiliti dalla Giunta regionale, previo parere della competente commissione legislativa dell’Assemblea regionale siciliana e del Forum permanente contro le molestie e la violenza di genere.

3. Una quota delle risorse finanziarie non inferiore all’80 per cento è destinata al finanziamento dei centri antiviolenza e delle case di accoglienza. La restante quota è destinata:

a) alle iniziative di prevenzione;

b) alle attività di informazione;

c) ad iniziative di rilevanza regionale, anche a carattere sperimentale;

d) all’attività di monitoraggio degli episodi di violenza attraverso la raccolta, l’elaborazione e l’analisi dei dati forniti dai centri antiviolenza e dagli altri soggetti pubblici e privati;

e) ad iniziative di microcredito per le donne vittime di violenza.

4. In sede di prima applicazione, i contributi sono erogati sulla base di un avviso approvato dalla Giunta regionale entro il 31 dicembre 2010. L’avviso è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana e di esso è data la più ampia notizia negli organi di informazione.

5. La Regione concede agli enti locali che ne fanno richiesta contributi per la ristrutturazione e l’adeguamento dei beni immobiliari confiscati alla mafia, da destinare ai centri antiviolenza e alle case di accoglienza.

6. L’Assessorato regionale della famiglia, delle politiche sociali e del lavoro approva, entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, gli indirizzi attuativi relativi alle azioni di contrasto alle molestie e alla violenza di genere.


Art. 14.

Cumulabilità dei finanziamenti

1. I finanziamenti concessi ai sensi della presente legge sono cumulabili con quelli previsti dalle vigenti normative comunitarie, statali e regionali, sempre che non sia da queste diversamente stabilito, secondo le procedure e le modalità previste dalle norme medesime.

 

Art. 15.

Procedure di verifica dei finanziamenti

1. La Giunta regionale, tramite l’Assessorato regionale della famiglia, delle politiche sociali e del lavoro, sentito l’Osservatorio regionale per il contrasto alla violenza di genere, assicura annualmente la rilevazione sistematica dei dati relativi al fenomeno della violenza contro le donne, individua le “buone prassi” e predispone una relazione per definire i criteri per una adeguata assistenza finanziaria alle donne vittime di violenza, anche in funzione della predisposizione dei documenti contabili della Regione.

 

 

Art. 16.

Norma finanziaria

1. Gli oneri derivanti dall’applicazione della presente legge sono valutati in 1.200 migliaia di euro per l’anno 2010 e in 1.800 migliaia di euro per gli esercizi finanziari successivi.

 

Art. 17.

Disposizioni transitorie

1. L’Assessorato regionale della famiglia, delle politiche sociali e del lavoro, entro 90 giorni dall’entrata in vigore della presente legge, disciplina con proprio decreto le modalità di raccordo tra le disposizioni della presente legge e quelle di cui agli articoli 9 e 18 della legge regionale 31 luglio 2003, n. 10.

 

Art. 18.

Norma finale

1. La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale della Regione siciliana.

2. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione.