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Disegno di legge
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Art. 7.

Centri antiviolenza

1. La Regione riconosce la rilevanza dell’attività svolta dagli operatori socio-sanitari e dai centri antiviolenza operanti nel territorio regionale e garantisce la promozione di nuovi centri avvalendosi delle competenze delle associazioni di volontariato, delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale e delle cooperative sociali che hanno come scopo la lotta, la prevenzione e l’assistenza delle donne vittime di violenza, che dimostrino di disporre di strutture e personale adeguato e che operino nel settore da almeno tre anni.

2. E’ assicurata la costituzione di un centro antiviolenza per ogni provincia.

3. I centri antiviolenza possono essere promossi:

a) da enti locali singoli o associati;

b) da enti locali singoli o associati in convenzione con i soggetti di cui al comma 1;

c) da associazioni femminili che operino nel settore da almeno tre anni, utilizzando pratiche di accoglienza basate sulla relazione fra donne.

4. Gli enti locali garantiscono:

a) strutture adeguate in relazione alle popolazioni e al territorio;

b) la copertura finanziaria, in misura almeno pari al 30 per cento, delle spese di gestione e per la funzionalità operativa delle strutture;

c) adeguate e periodiche campagne informative in merito all’attività e ai servizi offerti.

5. I centri antiviolenza svolgono le seguenti funzioni:

a) colloqui preliminari con le donne vittime di violenza per individuare i bisogni e fornire le prime indicazioni utili;

b) colloqui informativi di carattere legale;

c) affiancamento e supporto, su richiesta delle vittime, nella fruizione dei servizi pubblici e privati, nel rispetto dell’identità culturale e della libertà di scelta di ognuna di esse;

d) sostegno all’effettuazione di percorsi personalizzati di uscita dal disagio e dalla violenza, tendenti a favorire nuovi progetti di vita e di autonomia;

e) iniziative culturali e sociali di prevenzione, di sensibilizzazione e di denuncia in merito al problema della violenza contro le donne, anche in collaborazione con enti pubblici e privati;

f) diffusione dei dati elaborati e analisi delle risposte dei servizi pubblici e privati contattati e coinvolti;

g) formazione e aggiornamento delle operatrici dei centri antiviolenza e degli operatori sociali istituzionali.

6. I centri antiviolenza mantengono costanti rapporti con gli enti locali, con le strutture pubbliche deputate all’assistenza sociale e sanitaria, alla prevenzione e alla repressione dei reati e con le istituzioni scolastiche operanti sul territorio regionale. Promuovono, altresì, la stipula di convenzioni con gli ordini degli avvocati di tutte le province per il patrocinio legale delle donne vittime di violenza e di maltrattamenti.

7. I centri antiviolenza devono dotarsi di strutture e personale con specifiche competenze professionali, in grado di offrire assistenza alle diverse tipologie di violenza subita dalle donne.

8. Le strutture dei centri antiviolenza devono garantire anonimato e segretezza.

9. Le prestazioni dei centri antiviolenza sono rese a titolo gratuito.

10. I centri antiviolenza sono dotati di numeri telefonici con caratteristiche di pubblica utilità e adeguatamente pubblicizzati.

 

Art. 8.

Case di accoglienza

1. Le case di accoglienza hanno le seguenti finalità:

a) offrire ospitalità temporanea alle donne, sole o con figli minori o diversamente abili, vittime di violenza;

b) sostenere donne in situazioni di disagio a causa di violenza sessuale o maltrattamenti in famiglia;

c) creare cultura e spazi di libertà per le donne vittime di gravi maltrattamenti ed i loro figli minori o diversamente abili;

d) dare valore alle relazioni tra donne anche in presenza di grave disagio;

e) garantire la continuità dei rapporti affettivi e assistenziali con i figli maggiorenni e con gli altri componenti del nucleo familiare non coinvolti nella violenza o nei maltrattamenti.

2. Le case di accoglienza sono costituite in numero di una ogni 200.000 abitanti e, comunque, in modo tale da assicurare la presenza di almeno una in ogni provincia.

3. L’accesso alle case di accoglienza avviene per il tramite dei centri antiviolenza.

4. Le case di accoglienza sono dotate di strutture e personale con competenze professionali, in grado di offrire assistenza in relazione alle diverse tipologie di violenza subita dalle donne.

5. Nelle case di accoglienza sono garantite le consulenza legale e psicologica, l’orientamento al lavoro e il reinserimento sociale delle vittime.

 

Art. 9.

Inserimento lavorativo

1. La Regione, al fine di favorire l’inserimento lavorativo delle donne vittime di violenza, promuove l’istituzione di borse di lavoro utilizzabili per un periodo non inferiore ad un anno, di incentivi alle assunzioni e di corsi di formazione professionale.