COSA SI INTENDE PER “VIOLENZE CONTRO LE DONNE”?

Secondo la conferenza mondiale delle nazioni Unite di Vienna del 1993, la violenza contro le donne indica “qualsiasi atto di violenza di genere che comporta, o è probabile che comporti, una sofferenza fisica, sessuale o psicologica o una qualsiasi forma di sofferenza alla donna, comprese le minacce di tali violenze, forme di coercizione o forme arbitrarie di privazione della libertà, sia che si verifichino nel contesto della vita privata che di quella pubblica”.

Tra le forme più comuni ricordiamo:

1- la violenza domestica

2- la violenza sessuale (nella sfera pubblica o privata)

3- la molestia sessuale

4- lo “stalking” (o atti persecutori persistenti)

5- la prostituzione forzata

6- la tratta delle donne

7- il matrimonio forzato

8- la violenza perpetrata in conflitti bellici

9- la sterilizzazione forzata

10- le mutilazioni genitali.

 

La forma più diffusa (ma meno “visibile”) di violenza patita dalle donne è quella domestica, perpetrata prevalentemente dal partner.

 

Essa può assumere diverse forme:

  1. “violenza fisica”: minaccia di essere colpita fisicamente, essere spinta, afferrata o strattonata, essere colpita con un oggetto, schiaffeggiata, presa a calci, a pugni o a morsi, tentativo di strangolamento, di soffocamento, ustione, minaccia con armi, etc.
  2. “violenza sessuale”: costrizione a fare o a subire contro la propria volontà atti sessuali di diverso tipo (stupro, tentato stupro, molestia fisica sessuale, rapporti sessuali con terzi, rapporti sessuali non desiderati compiuti per paura delle conseguenze, attività sessuali degradanti o umilianti …)
  3. “violenza psicologica”: denigrazione, controllo dei comportamenti, strategie di isolamento, forti limitazioni economiche, etc.

Il danno subito dalla vittima, ovviamente, è tanto maggiore quanto più:

  • la violenza si protrae nel tempo
  • vi è consanguineità e prossimità tra aggressore e vittima
  • e la vittima è isolata da una rete relazionale (ossia “è” o “si sente” sola).

La violenza domestica agisce secondo un “andamento a spirale”, che prevede l’instaurazione (e la ripetizione nel tempo) dei seguenti meccanismi:

  • l’intimidazione
  • l’isolamento
  • la segregazione
  • la violenza fisica
  • la violenza sessuale
  • le false riappacificazione
  • il ricatto sui figli.

L’obiettivo di chi mette in atto questa spirale è garantire il proprio “status quo”, relegando le donne in uno stato di subalternità, per conservare il potere e l’esercizio del controllo sulle stesse.

Nelle donne vittime di violenza si evidenziano:

  • sul “piano psichico”: depressione, senso di colpa, vergogna, ansia, bassa autostima.
  • sul “piano fisico”: traumi vari, cicatrici, danni permanenti alle articolazioni, disturbi del sonno, problemi psicopatici.
  • sul “piano materiale e relazionale”: perdita del lavoro, isolamento, perdita di relazioni amicali, assenza di comunicazione e di relazioni con l’esterno.